Tratta dall’omonimo romanzo di Marina Doria (Le Nove Muse Editrice), la pièce teatrale è uno spaccato della Sicilia patriarcale, agricola e mineraria di fine ‘8oo e narra la vicenda di Mimì, una “carusa” che, per sfuggire all’infame lavoro in zolfara e ai pregiudizi legati alla sua condizione sociale e di donna, scappa, travestita da uomo, dal paese di origine e, dopo aver percorso l’ altopiano solfifero agrigentino-nisseno, approda a Catania da dove proseguirà, poi, per l’America: dalla terra dei miti alla mitica terra.
Il viaggio diventa, così, una metafora della trasformazione della condizione femminile che, attraverso la descrizione d’un fantastico cosmo, passa dal buio della miniera alla luce d’un nuovo sole.
Mimì incide il trascorrere delle lune su un rametto d’ulivo e durante il suo viaggio, metafora della ricerca della libertà, incontra personaggi che l’aiutano a comprendere… “i sentieri infiniti della vita”.
Lo spettacolo è intriso di vicende e canti popolari per far rivivere allo spettatore l’incanto della tradizione isolana nella quale ancor oggi affondano le nostre radici.
Sulla scena si muovono solo due attori che interpretano i diversi personaggi. Egle Doria è la coraggiosa Mimì, la tormentata Donna Mariastella e la saggia locandiera Donna Lisa. Emanuele Puglia è il povero padre di Mimì, lo sfortunato ma ironico carrettiere Don Calogero e il divertente cantastorie Rinzino.
La messa in scena di Camillo Mascolino, veste i colori e la magia della poesia con grande originalità. L’allestimento scenografico di Federica Buscemi traccia le tappe del viaggio di Mimì, in un gioco di luci ed ombre che evidenzia luoghi ed emozioni diverse attraverso elementi scenici essenziali.