Tutti gli eventi a » Agrigento  • Caltanissetta  • Catania  • Enna  • Messina  • Palermo  • Ragusa  • Siracusa  • Trapani

Teatri di Pietra 2020

#teatro #identità #danza #paesaggio #musica
Cosa Danza, Festival & Stagioni Artistiche, Teatro
Quando dal 18 luglio al 6 agosto 2020 Ore 21,15
Dove Chiesa di Santa Maria del Gesù / piazza del Gesù - Modica (RG)
Teatri di Pietra 2020
Teatri di Pietra 2020
Chiaraluce Fiorito
Valeria Contadino
Tempesta
Città di Modica
Ass.to alla Cultura
LAP Laboratori Autonomo Potenziale
 
ideazione e realizazzione
Estreusa | Capuantica Festival | Teatri di Pietra Sicilia
 
18 Luglio
Retablo
Mi chiamo Maris e vengo dal mare
progetto drammaturgico di Melania Manzoni
adattamento, regia e interpretazine di Chiaraluce Fiorito
 
24 Luglio
Must Musco Teatro / MDA Produzioni
La donna a tre punte
di Andrea Camileri e Giuseppe Dipasquale
regia Giuseppe Dipasquale
con Claudia Morello, Beatrice Tafuri, Delia Tiglio e Valeria Contadino
 
30 Luglio
Tempesta
dall'Eneide di Virgilio
regia Aurelio Gatti
con Carlotta Bruni, Rosa Merlino, Paola Saribas e Sebastiano Tringali
 
6 Agosto
TTR - Il Teatro di Tato Russo
Infiniti mondi
dal Dio dei Geometri di Giordano Bruno
coreografia Aurelio Gatti
costumi Marina Sciarelli Genovese
con Carlotta Bruni, Marie Claire Graneri, Rosa Merlinmo, Paola Saribas e Mario Brancaccio
 
Le produzioni:
 
Mi chiamo Maris e vengo dal mare
Maris non è un personaggio di fantasia, l’abbiamo conosciuta allo Sprar di un paese della Sicilia Orientale e abbiamo deciso di raccontare insieme alla sua storia anche quella di molte altre donne - immigrate – schiave – vittime di tratta e di violenza di genere.
Venduta, costretta a prostituirsi rimane incinta, viene poi messa su un barcone e spedita in Italia, dove - grazie al sistema di accoglienza - si salva dallo sfruttamento.
Questo non è teatro della “messinscena”, ma una confessioneun racconto-cronaca che vuole fare domande scomode, perché, nel gioco delle parti, tra “i sommersi e i salvati” per citare Primo Levi, tutti abbiamo la responsabilità di conoscere e difendere la verità attraverso la voce dei testimoni.
La vera storia della protagonista ha in sé molti elementi archetipici: la guerra, la migrazione, la schiavitù,il rapporto con il genos, la famiglia di origine e poi la figlia. Una rete da pesca domina la scena e i movimenti dell’attrice. La rete è il simbolo dei legami del passato e del presente, dei nodi difficili da sciogliere e dai quali Maris tenta di staccarsi. La rete non si può districare, ma si può tagliare e questo è il gesto forte di una madre che -per salvarsi e per salvare -taglia il cordone ombelicale che la tiene stretta a sua figlia.
«Raccontare la storia di Maris che viene dal mare, (il nome è di pura fantasia per motivi di sicurezza) è un grido rivoluzionario e controcorrente, parte da lontano, dal tragico ed ancestrale mito. Non interpreto un personaggio ma narro una vicenda vissuta, quel racconto diventa parte di me come narratrice, come interprete e come donna. […] Il cammino intrapreso con la mia Maris avviene il preciso istante in cui decido di mettere il mio secondo nome di battesimo Maria del Mar al titolo dello spettacolo. Da quel momento il viaggio è iniziato […]». «Un altro elemento scenico da cui sono partita è una “pignata”, una pentola antica, anch’essa ancestrale, nel quale avviene il viaggio e il rito “iniziatico” . Una danza tribale da cui ha origine tutto il viaggio di vita di Maris».
«Non ci si nasconde dietro al personaggio nei racconti: la narratrice fa rivivere pagine di storie e questa è quella di Maris. Anche Tu… dico allo spettatore, lettore, pubblico… dai il tuo nome a questa pagina di Maris».
La messa in scena unisce una gestualità evocativa e ieratica a una narrazione realistica e assolutamente contemporanea. Un flusso di connessioni aperte, in cui lo spettatore è chiamato a prendere attivamente il punto di vista di chi accoglie ma solo dopo essersi messo nei panni dell'altro, l'immigrato, lo straniero.
Produzione: Chiaraluce Fiorito sostenuta da RETABLO
 
Tempesta
Una «tempesta» di emozioni che coinvolgono gli spettatori trasportandoli simbolicamente su quellecarrette del mare, immersi nel buio, in balia delle onde, dove gli attimi diventano l’eternità.Memorie di una vita vissuta mai abbastanza, interrotta dalla tempesta di ricordi che si mischianoinutilmente alle speranze. Un futuro negato.Il respiro silente del mare è filo conduttore della «Tempesta». La via del mare, la via della speranza,il nubifragio, la tempesta, la costa che è ancora lontana. La morte.Ritrovare parallelismi, non lontani, tra poesia con la cronaca e l’attualità, non stupisce : così anchenel viaggio di un Grande Classico come l’Eneide, ci si incontra col tema dell’immigrazione : un gruppo di pagani che sfuggono da un’invasione vera e propria (la guerra dei Greci contro Troia), perpetrata con violenze di ogni genere fino ad operare una vera e propria sostituzione etnica.L’Eneide inizia con una tempesta: e non una tempesta qualunque, ma un perfect storm virato sullamito, un’arcitempesta in cui tutti i venti a disposizione di un dio intervengono a recare la maggiordevastazione possibile. Quella tempesta rispecchia in fondo qualcosa che l’uomo/Enea ha dentro :è l’epifania di un punto di rottura interiore, e quel gridare dell’uomo/eroe è rivelante.Il mare, la sua vastità, il suo respiro... il silenzio che ne compete. Non più storie di uomini e il mare,ma l'emozione di un “Mare” non più vita, non più incontro o prospettiva. Un percorso di sola lirica e stupefazione in cui i ricordi si mescolano con la memoria presente e l'intuizione del tutto. L'attore così diventa il luogo e lo spazio di “ Transito” di infinite vicende... mentre la danza respiral'immanenza di una vita desiderata e “ mai più vissuta abbastanza”.
…. I remi si spezzano, la prua si rivolta, offre all’ondeil fianco: gli corre incontro il monte d’acqua scrosciando.Pendono questi in vetta al flutto, a quelli l’onda, che piomba,apre tra i flutti la terra, schiuma e sabbia ribollono.…. un maroso investe a poppa: ne balza via il timonieree a capofitto precipita; l’onda tre voltefa roteare la nave, il vortice avido l’inghiotte nel mare.Si vedono corpi nuotare dispersi pel gorgo funesto,armi guerriere, e tavole, e teucri tesori fra l’onde.
 
La donna a tre punte
Le donne di Camilleri? «Molto femmine, apparentemente peccatrici ma realmente sante, due risvolti della stessa medaglia. Che sorprendono con la femminilità, con una complessità che però è elementare come la terra, misteriosa come la luna». I sentimenti protagonisti? Sempre donne, ma non comuni: suore e monache dei tantissimi Ordini religiosi, fuori dal “secolo”, in un sogno trascendente, nella realtà altra dei monasteri e conventi, in una vita “diversa” di preghiera e di attività sociale e missionaria.
Dice Camilleri: “In quanto alle donne il matriarcato in Sicilia è (o era) diffuso non solo tra i contadini. Io ho conosciuto siciliani di rilievo in campi diversi che prendevano decisioni solo se la moglie era d’accordo. E non so quanto quelle decisioni non fossero già state abilmente guidate dalle mogli”.
I personaggi femminili che Camilleri preferisce raffigurare vivono l’esperienza sensuale prevalentemente con gioia e senza parsimonia. Esemplare in questo senso, in Un filo di fumo, Helke, la moglie svizzera di Stefano Barbabianca che, ritenendo il marito non soddisfacente nell’espletamento dei doveri coniugali, si dedica alla ‘educazione sentimentale’ di un giovane minorato. Altrettanto significative, ne La stagione della caccia, la comparsa seppure marginale di alcuni personaggi femminili da pochade, che hanno scelto di recitare, sul palcoscenico o nella vita, i ruoli più opportuni ad assecondare i loro obbiettivi: la signora Clelia, con la sua preziosa biancheria di pizzo nero di Fiandra, che non ha pace finché non riesce a farsi servire a tinchitè da Fofò La Matina; e una delle amanti di Nenè Impiduglia, l’attrice drammatica Gesualda, in arte Jeannette, che si sente in obbligo di svenire quando l’uomo le rivela la sua immaginaria malattia inguaribile.
Ne Il birraio di Preston, poi, l’appetito sessuale delle fìmmine supera ogni ostacolo: Concetta Riguccio infrange – e paga con la vita – il lutto stretto di un lustro; Agatina Riguccio, dimentica della presenza nella camera accanto del cadavere della sorella, trascina in un necrofilo amplesso il delegato Puglisi; la signora Pina Colombo non si contenta del potente marito, il Questore, e riceve a cadenze regolari un ben fornito rappresentante. Un’altra adultera, la smaniosa Lillina, è la causa involontaria dello scatenarsi degli equivoci de La concessione del telefono, fino alla tragica conclusione; tuttavia la figura più lasciva è probabilmente Trisìna, de La mossa del cavallo, “beddra, su questo non si discuteva, ma cajorda”. Questo e molto altro diventerà uno spettacolo ad una voce, dal titolo La donna a tre punte: le donne in Camilleri. Protagonista sarà Valeria Contadino già interprete di successo di diversi lavori camilleriani, come da ultimo, Il casellante.
 
Infiniti mondi
Di maniera che non è un sol mondo, una sola terra, un solo sole'. Con queste parole Giordano Bruno traghettò l'umanità verso il futuro.
Gli costò il rogo, ma il suo ostinato indagare seminò l’idea di una molteplicità di genti, pensieri e mondi coesistenti nella contemporaneità del tempo. Solo dopo, Giordano Bruno è divenuto il simbolo della massima libertà d’espressione per la quale si dispose a morire. Forse allora il pensiero iniziò una nuova vita, che poi sarà chiave di volta della coscienza morale moderna. Eppure ora che abbiamo prove non solo di innumerevoli soli, ma di probabili mondi, che viviamo in un’era capace di connettere ogni singolo individuo in qualsiasi regione si trovi, quella auspicata coscienza di essere parte significativa di un unico grande tempo-azione sembra sfumare. E se infiniti sono i Mondi e le galassie, l’uomo non può essere il privilegiato del creato. Tantomeno lo è un unico popolo, appartenente alle molteplici e poliedriche razze umane. … Si ha la sensazione che il lascito di Giordano sia sfigurato in una speculazione tuttologa dai tratti indistinti. Il frate Nolano , capace di attraversare tutta l’Europa culturale del suo tempo, di affrontare papi e re, oggi rischia di essere ridotto ad icona tra il gotico e l’esoterico. La forza e la novità della sua ricerca, in bilico tra l’ intuizione e la teoria, stava nell’affermazione di un paradigma culturale in cui la “prova” era importante ma comunque successiva alla visione.Cosa fa di Giordano Bruno materia di teatro?Oltre “Il Candelaio” e l’incontro con letterati e scrittori tra cui Shakespeare , è quella «filosofia virile e impaziente tutta piena di ‘furor eroico’ per la ricerca del vero, e di ‘fastidio’ per i perditori di tempo» che fa di Giordano Bruno argomento e ingrediente del Teatro.L’urgenza di fronte all’evidenza, l’irrefrenabile sete di indagine, la forza di scolpirsi addosso quesiti e sentimenti, anche contrastanti, a costo di perdere ogni salvifica soluzione.Da qui una filosofia e una azione che scompaginano ogni tradizione e consuetudine mettendo al centro l’individualità e la natura di ogni singolo elemento. Riportando ogni più piccola cosa (minuzzaria) alla concretezza della Materia «generatrice e madre di cose naturali, anzi la natura tutta in sustanza».
Giordano è materia, quella stessa materia che per il Nolano è il principio, la verità dell’essere-tutto, nel pluralismo delle sue infinite possibilità di esistenza. Essere-Materia-Natura. Sostanza e Struttura del Tutto. Composizione e scomposizione continua di aggregati di atomi. Questa sapienza/conoscenza del proprio compito e del proprio destino , la percezione del Tutto, il suono dello straordinario divenire che si compone nel presente e del presente , nel nostro tempo è una maledizione. Questa nostra epoca così dedicata alla “specialistica funzionalità” dei suoi viventi, capace di trasformare esperienze plurali in una tabella di metadati, di ridurre sino all’estinzione ogni materia/umanità non utile, è l’habitat in cui oggi si troverebbe a confrontarsi il Nolano.“Maleritto me” è il mantra di INFINITI MONDI: non una invocazione ma una sommessa e dolorosa affermazione che si perpetua ….. in scena il Maledetto – Mario Brancaccio , e gli Infiniti Mondi - Carlotta Bruni, Rosa Merlino, Luca Piomponi .

Ti suggeriamo i seguenti eventi

10
domenica
settembre
Danza della Luna
Danza, Incontri • Fino al 10 novembre / associazione Animeinarte / Catania
12
marted
settembre
movimento espressivo creativo
Danza, Incontri • Fino al 22 novembre / associazione Animeinarte / Catania
02
domenica
agosto
Villa Pennisi in Musica
Festival & Stagioni Artistiche, Musica Live • Fino al 13 agosto / Luoghi vari / Acireale (CT)
10
venerd
luglio
Inda 2020 Per voci sole
Festival & Stagioni Artistiche, Musica Live, Teatro • Fino al 30 agosto / Teatro Greco / Siracusa

Prossimi eventi

freedom rock festival
Musica Live • 9 agosto 2020
 
Nove
Teatro • 9 agosto 2020
Made in Sicily
Street Art • dal 9 agosto al 9 ottobre 2020