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LUCE da LUCE

Presentazione mostra a cura di Atanasio Giuseppe Elia
Cosa Arte
Quando dal 10 al 27 gennaio 2019 Ore Tutti i giorni h 16,00 ore 19,00-Domenica h.9,00 ore 12,00
Dove Chiesa Santa Maria di Nazaret / Via Piersanti Mattarella ,7 - San Cataldo (CL)
Prezzo 8.000,00
Nel presentare questa mostra di arte contemporanea, che si inserisce a S.Cataldo nell’ambito dei festeggiamenti del 40esimo anniversario della Consacrazione della Chiesa parrocchiale Sant’Alberto Magno, e del 10° anniversario dell’apertura al culto e consacrazione della Chiesa di Santa Maria di Nazareth, non si può muovere se non dal titolo: “Luce da Luce”.

È la luce, infatti, il tema dominante della ricerca pittorica di ogni artista. Così come è la luce, per la storia di ogni civiltà, ad essere origine del tutto. L’ingresso della luce, infatti, ha sempre segnato l’incipit assoluto del creato nel suo essere ed esistere. A tal proposito è emblematico l’inizio della Bibbia: «Dio disse: “Sia la luce!” e la luce fu!» (Gen 1,3).

Dalla parola e dall’idea di luce, si aprono quindi prospettive diverse che chiamano in causa la vastità dell’universo, nello spazio e nel tempo, il mistero stesso della creazione, ma anche l’idea della bellezza e la conseguente capacità, o impossibilità, dell’uomo di coglierla nell’immanente.

In quel “Luce da Luce”, dunque, vi è un’idea di “totalità” che pone la luce stessa come qualcosa che non soltanto ci precede, ma che finanche ci eccede. Essa, infatti, non può essere né dominata, né controllata, né tanto meno conosciuta appieno, lasciando allora l’essere umano, nel suo essere al mondo e nel mondo, nello sconforto, nell’inquietudine, nel buio. “Dimmi, se lo sai, in quale via abita la luce, e dove hanno la loro dimora le tenebre” (Gb 38, 18-19).

La luce e le tenebre, il colore ed il buio, il fascinoso ed il tremendo. Ma dove si colloca l’artista, il pittore, all’interno di questa dicotomia? Si racconta che l’artista El Greco amasse dipingere mantenendo il suo studio nella penombra, illuminando la stanza soltanto con l’ausilio di alcune candele. Quando gli veniva chiesto perché non aprisse le finestre, sfruttando così la luce del sole, lo stesso artista rispondeva alludendo all’impossibilità, in tal caso, di sprigionare all’esterno la propria luce interiore e quindi all’incapacità di poter esprimere appieno le sue emozioni, la sua arte.

Ecco allora la dimensione dell’artista. Egli,nella sua singolarità, è in grado di vedere e vivere un reale invisibile che sfugge ai più. Lo scopo della sua ricerca non fa riferimento ad una verità Assoluta, ad una verità Oltre, ad una categoria superiore, ma è ben saldonel suo essere nel mondo che lo circonda. È in questo mondo,che l’artista concepisce la pittura come quella creazione che non rappresenta il mondo sensibile, ma lo presenta e, così facendo, lo crea sempre di nuovo.

Il pittore, dinanzi al mondo, non è interessato a dare un giudizio su di esso. Egli, utilizzando le parole di Merleau-Ponty, “è l’unico ad avere il diritto di guardare tutte le cose senza alcun obbligo di valutarle”.

Ogni artista, nel suo lungo percorso di ricerca, a prescindere dal quesito che lo ha spinto a scavare tra le pieghe del reale, giunge sempre a cogliere ogni cosa, ogni aspetto della vita, ogni esperienza,anche la più intima, attraverso i suoi occhi e le sue mani. Egli parla, si esprime, si muove, attraverso l’essenziale gesto del suo dipingere. “È prestando il suo corpo al mondo – citando ancora il filosofo francese – che il pittore trasforma il mondo in pittura”.

Nel suo essere nel mondo il pittore non ha necessità di ricercare cosmologie concilianti. Il pittore non evade dalla realtà, non ri-cerca la luce come una promessa accomodante di emancipazione e redenzione. La luce, è invece componente essenziale di quell’atto di visione che è un prendere-parte, un essere coinvolti con ciò che si ha dinanzi.L’artista, come accennato in precedenza, vive per dare forma e manifestazione a quell’ “invisibile” che ai più sfugge. Bellezza, luce, colore sono lì, adesso, davanti a tutti noi, affinché possano risvegliare il torpore, l’oscuro, presente nel nostro corpo.

“Quale tumulto porta la luce!” (Faust di Goethe - II, atto I, v.4671)

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