Quando sarò grande, voglio essere un bambino.

— Joseph Heller


Lapisappunta di Paolo Consoli | 1 aprile 2015

Uno scrittore di segni!

Giusi Affronti, storico dell'arte, incontra Angelo Sturiale e il suo “Poema Orizzontale” in mostra dall'11 aprile all'Art Gallery di Catania

1. Raccontaci brevemente di te, artista e compositore che vive fra Sicilia e America.
Sono un compositore con tante passioni: la danza, la poesia, le arti visive e tanto altro ancora…! Ho un rapporto speciale, viscerale direi, con le penne e l’inchiostro. Ho sempre scritto la musica su pentagramma in maniera tradizionale, ovvero con la penna su carta… Ma negli anni, anche in seguito all’avvento dei vari software e all’invenzione di miei nuovi sistemi di scrittura dei suoni, ho abbandonato la pratica di scrittura manuale della musica da un lato, e abbracciato la passione sempre più intensa per il disegno, svincolato dunque dalla funzionalità della partitura musicale. Nascono quindi i miei disegni a penne ad inchiostro e supporti in vari materiali bianchi e neri, che vanno apprezzati come opere di arte visiva. In America (Messico) insegno all’università discipline teorico-musicali un semestre all’anno, e nell’altro qui in Sicilia mi dedico esclusivamente a creare: un equilibrio ideale per alternare alla produzione artistica il contatto con il mondo accademico e con la realtà giovanile: amo condividere le mie esperienze con gli alunni…

 

2. A gennaio 2015 è stato pubblicato il tuo primo libro da Algra Editore, “Tempeste di te”. Urgenza di espressione anche attraverso le parole …
In realtà ho sempre scritto in forma “poetica” – diciamo così – fin dall’adolescenza. I miei diari, già da quegli anni inquieti e turbolenti come spesso sono quelli vissuti durante l’adolescenza di un ragazzo per di più con temperamento artistico, avevano sempre avuto un linguaggio lirico, mai prosastico. Era come se volessi registrare i miei pensieri, le mie inquietudini, i miei sogni e desideri, attraverso appunto la forma poetica, quella infondo a me più congeniale, non volendo essere troppo autoreferenziale con la scrittura discorsiva o saggistica. Ovviamente non ho osato, per questioni di inevitabile autocritica, di immaturità espressiva e timidezza verso interlocutori che non fossero i miei “alter ego”, rendere pubblici i miei diari, le mie annotazioni e riflessioni sulla vita e sul mondo, sull’arte in generale e sul mio rapporto con essa. Li ho tenuti infatti chiusi nei cassetti. Ma negli anni a seguire  – avendo poco a poco con grande riserbo e forse pure un po’ di imbarazzo, fatto leggere alcuni di questi scritti a colleghi e amici, ricevendone un feedback lusinghiero –  ho accarezzato in maniera naturale l’idea di poterli condividere con gli altri, attraverso una pubblicazione, un libro, che andasse però al di là del puro fatto autobiografico e coinvolgesse il lettore in un viaggio verso luoghi e tematiche varie: dalla musica agli amori, dai disegni alla vita quotidiana, dai viaggi e residenze in giro per il mondo, alle riflessioni sulle emozioni e i sentimenti. Ne è venuto fuori “Tempeste di te”, una raccolta di scritti poetici in forma di diario “poetico”, in cui si getta luce non solo sulla mia produzione musicale e visiva, ma anche sulla mia inquietudine esistenziale e la Sicilia.   

 

3. In cosa la tua musica e i tuoi disegni si somigliano? E in cosa differiscono? Qual è, poi, la relazione di cui fai esperienza con lo spettatore nell’una e nell’altra?
Credo che le mie opere si somiglino nel tentativo e risultato di superarsi l’una con l’altra, nel non ripetersi, pur essendo contraddistinte da un linguaggio certamente riconoscibile. E’ come se ognuna delle mie composizioni (sia sonore che visive), rappresentasse per se stessa un mondo a parte, ognuna distinta dalla precedente e dalla successiva, ognuna di loro con le proprie macro e micro strutture, leggi interne ed equilibri formali. Ogni volta è una nuova sfida creativa, un voler ricominciare sempre daccapo: il valore più grande per me è quello di voler ideare e realizzare mondi nuovi, magari con le stesse metodologie o tecniche, ma con risultati formali che prima di tutto devono necessariamente sorprendere me…! Inoltre sia le opere visive, che quelle musicali sono in qualche modo legate ad un mondo, diciamo così, “analogico” 

La musica e i disegni allo stesso tempo differiscono tra loro, prima di tutto nel rapporto con il fruitore. Nel caso della mia produzione visiva, credo che la relazione con il pubblico sia più diretta e immediata, anche se non certo più “facile”: non richiede cioè sovrastrutture, anche se ovviamente le interpretazioni possono essere tra le più varie… Nelle mie composizioni musicali invece, penso che l’ascoltatore ideale debba essere abbastanza “disinibito” nella cultura dei suoi ascolti, gli si richiede indirettamente una abitudine concettuale e acustica a certe sonorità per potersi avvicinare al mio mondo musicale…

 

4. “POEMA ORIZZONTALE” è un lavoro che ha avuto una lunga gestazione: perché nasce e come si sviluppa?
“Poema Orizzontale” nasce dapprima come opera visiva, come disegno su carta per incisioni di grande formato. Motivato dall’affascinante sfida di lavorare per la prima volta su una superficie cartacea dalle dimensioni inusuali per me, grazie all’input datomi dallo stampatore siciliano Angelo Buscema, vista la complessità che il disegno prendeva, man mano che si accumulavano in esso vari livelli e tematiche interne, si è poco a poco delineato il fulcro concettuale dell’opera, ovvero la relazione genitoriale padre-figlio. Potevo spiegarmi, mentre disegnavo, ogni rapporto tra il disegno e i significati emotivi, lirici, esistenziali, scaturiti dalle morfologie contenute in esso. Per paura di dimenticare questa serie di relazioni esplicative, persino didascaliche in certi punti, assai strette tra linee, curve, colori, forme da un lato e parole, frasi, temi e concetti dall’altro, iniziai ad annotare queste mie riflessioni. Ed è venuto fuori quindi in maniera istintiva ed emozionale, anche se dopo varie versioni, il testo poetico “Poema Orizzontale” (poi pubblicato alla fine del mio libro “Tempeste di te”). Il “Poema” disegno è complementare e speculare dunque al “poema” testo: l’uno spiega l’altro, l’uno svela l’altro, pur essendo autonomi l’uno dall’altro nella fruizione. Al disegno ho lavorato per un anno, con matite, penne e acrilici, tra la Sicilia e gli Stati Uniti: è l’opera al momento più complessa mai creata da me, che tra l’altro fa uso per la prima volta del colore in maniera per me alquanto inusuale e con sperimentalismi mai utilizzati in passato…

5. Il tuo disegno è da sempre legato alla scrittura manuale su pentagramma, scrittura nera su fondo bianco o viceversa. In “POEMA ORIZZONTALE” irrompe, per la prima volta, il colore: perché questa necessità?
Più che necessità, direi una sorpresa! In quest’ultimo periodo sto infatti sperimentando, nel senso più letterale del termine, dopo anni e anni di puro bianco e nero, l’uso del colore, che in “Poema Orizzontale” la fa appunto da protagonista, e pure tanto! In passato non avevo sentito mai, ma in maniera naturale, l’esigenza di “aggiungere” i colori. Le mie opere in bianco e nero le ho sempre sentite autosufficienti e complete nei loro monocromatismi: non mi sono mai posto l’idea del colore, perché i miei disegni sono stati concettualmente più vicino all’idea di progetto, di mappa, di calcolo, di codice, di pagina, che di quadro, nel senso tradizionale del termine. Ecco perché la maniera più adeguata per osservare queste opere non è in fondo mai quella verticale, incorniciandole e appendendole ad una parete, ma poggiandole su un piano orizzontale, come se si stesse appunto sfogliando o leggendo un libro: mi sento infatti più uno scrittore che un pittore: uno scrittore di segni e disegni! Infine, l’uso del colore (a matite) in “Poema Orizzontale” è concettuale e funzionale, rappresenta lo spirito infantile espresso nel testo poetico dal “bimbo” che dialoga incontrandosi e/o scontrandosi col padre, a cui corrispondono invece le penne e gli inchiostri scuri… Le penne (i neri, l’adulto) accompagnano le matite (i colori, il bambino). Insomma, solo leggendo il poema e osservando il disegno con grande attenzione e libertà si potranno cogliere le tante relazioni tra i due mondi espressivi e le due figure parentali, centro di tutta l’opera dall’inizio alla fine…

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Leggi l’evento su Lapisnet: www.lapisnet.it/eventi/catania/angelo-sturiale-poema-orizzontale.htm


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Lapisappunta

Annotazioni non troppo a margine di vita culturale catanese e oltre, raccolte, riordinate, approfondite dalla redazione di Lapis il Magazine. Ma non solo: ricognizioni sul reale che talvolta diventano suggestioni, suggerimenti e - se volete - aspirazioni vestite con gli abiti ambiziosi del sogno/progetto e che qualche volta trovano felice concretezza e civile e appassionata partecipazione. E lì dove si manifestano, che si tratti di eventi istituzionali o di preziose occasioni spontantanee, Lapisnet c'è.

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