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"Bel Ami - Storia di un seduttore" di Declan Donnellan - Nick Ormerod (6)

"IL GRANDANGOLO NO!" RECENSIONI CINEMATOGRAFICHE A CURA DI FRANCESCO CUSA
Cosa Cinema
Pubblicato il 15 aprile 2012 da Francesco Cusa
 Nonostante la patina glamour che segue l'ex vampiro Robert Pattinson ad ogni pellicola, questo film, tratto dallo splendido libro di Guy de Maupassant, riesce ad intrattenerci senza eccessivi sbadigli. Il "6" decoroso è probabilmente dovuto più alla forza intrinseca del romanzo che ai meriti propri del film, ed in effetti quest'ultimo pare essere trainato a forza dal capolavoro del maestro francese. Molto curata l'ambientazione storica e discreto pare il dettaglio dei costumi. Certo si fa una fatica bestiale a non immaginare i canini da vampiro far capolino nei momenti topici, soprattutto durante gli amplessi del giovane seduttore (una sensazione simile l'avevamo provata nelll'horror "The Woman in Black", con Daniel Reidcliffe/Henry Potter nei panni del protagonista, che auspicavamo a un certo punto darsela a gambe a cavallo di una scopa), ma nonostante le fastidiose connotazioni incombenti sul personaggio principale, abbiamo in compenso potuto rifarci gli occhi contemplando una sontuosa Uma Turmann, affascinante come non mai, qui nei panni della donna asservita alla ragion di stato e intenta a tessere oscure trame di palazzo.
Per il resto tutto un po' troppo "perfettino", con le "cosucce" fatte a modo, da compitino portato a termine "tiritiri-taratara". Anche la seconda parte del film, quella che spinge Bel Ami a manipolare il gioco delle relazioni, risente di questa insipida cornicetta, che scricchiola in virtù dell'enorme peso specifico del libro, soprattutto nel momento in cui passione ed edonismo lasciano il passo al gioco freddo e crudele del calcolo, in una memorabile partita di scacchi.
Il pathos giunge dunque come un'eco del romanzo, flebilmente, a dispetto delle brume luciferine che continuano a far capolino attorno al volto di Pattinson. Il film regge, paradossalmente, in questo suo dignitoso contegno, in questo indefesso "ravvivarsi di braci", nel continuo gioco di smorzamento degli ardori che non declina mai troppo fino alle regioni della banalità.
Tuttavia difficilmente ci ricorderemo di questo "temino" ben fatto.