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Double Damage Interview

By Roberta Amenta. DD, due lettere che racchiudono al loro interno tutta la passione e l’anima hip hop catanese.
Cosa Appunti
Pubblicato il 03 novembre 2012 da Roberta Amenta
Double Damage
Double Damage
Double Damage
Double Damage Interview
By Roberta Amenta
 
DD, due lettere che racchiudono al loro interno tutta la passione e l’anima hip hop catanese.
 
Due “d” come in Addio, il loro primo album che fu un grandissimo e inaspettato successo. Due semplici lettere ma che rappresentano per due giovani ragazzi la cosa più importante, la crew.
 
Si chiamano Luka e Tano, in arte Elfo e Punch e loro sono i Double Damage.
 
Aspettando l’uscita del loro nuovo lavoro, che presenteranno a breve, come un meteorite che si infrange sul nostro pianeta, ecco l’intervista.
 
Elfo e Punch. Chi c’è dietro questi due pseudonimi? Raccontateci la vostra storia, prima di diventare i Double Damage.
 
Elfo e Punch aka Luka e Tano. Ci siamo conosciuti intorno al 2003 attraverso amici in comune con cui condividevamo la passione per l'hip hop. Entrammo a far parte di una "family" come writers e pian piano negli anni ci siamo avvicinati all' hip hop inteso come musica. Nel 2009, dopo aver acquisito varie esperienze e risultati, decidiamo di unirci musicalmente formando i DOUBLEDAMAGE.
 
Continuate anche la vostra attività indipendente. Quali progetti avete al di fuori dei DD?
E’ capitato di collaborare con altri artisti o di fare qualche singolo ma fondamentalmente non abbiamo dei veri e propri progetti separati perché la cosa più importante è la crew.
 
Parliamo del Freestyle track, praticamente le avete inventato voi. Spiegateci di che si tratta è come è nata l’idea.
Le "freestyle track" sono nate a casa di hellgast. Dire che è stata un'invenzione nostra non è del tutto corretto perché già vari artisti usavano il termine "freestyle" per delle tracce create di getto solo che non era giusto chiamarle freestyle perché per freestyle intendiamo una cosa differente; così abbiamo pensato di chiamarle "freestyle track".
 
Quanto ha influito il freestyle sulla capacità e bravura nello scrivere testi?
Devo sicuramente molto al freestyle che è stata la mia prima vera passione, più che passione la chiamerei anche malattia! Non nego che mi abbia aiutato molto nella scrittura, senza il freestyle sarei migliorato sul foglio molto più lentamente. Consigliamo a tutti i nuovi freestylers di non prendere troppo seriamente le varie competizioni perché non vale la pena starci sotto o deprimersi per una sconfitta.
 
C’è un giovane rapper catanese (o gruppo) che ammirate e che ritenete un artista valido?
Ci sono sicuramente nuove leve che possono fare tanto ma il punto è che non si parla più di musica quando si dimentica il concetto di Hip Hop; sembra che alcuni abbiano capito quali siano i valori importanti ma altri forse non ancora. Solo il tempo saprà dirci chi merita davvero e chi no.
 
Se vi dico le parole Hip Hop e Catania cosa mi dite? E’ un terreno fertile la nostra città?
È sicuramente un terreno fertile perché se oggi noi facciamo musica è anche perché abbiamo avuto dei predecessori che la facevano prima di noi. Non esiste né presente né futuro senza passato e non dimenticheremo mai le nostre origini e la nostra storia che ha contribuito a renderci quello che siamo ora.
 
Ho letto che avete aperto il concerto di Marracash l’anno scorso da Zo. Raccontateci quell’esperienza. Di quale altro artista vi piacerebbe aprire un concerto?
Marracash è un'artista che stimiamo ma è stato solo uno dei tanti artisti con cui abbiamo avuto l'onore di condividere il palco. L'esperienza è sempre fantastica ovviamente, l'energia che si sprigiona sul palco è sempre da paura.
Fondamentalmente non abbiamo un'artista preferito perché sono veramente tanti quelli che ascoltavamo da ragazzini. Amiamo ogni artista che sia riuscito a farci emozionare con la sua musica.
 
Il vostro primo album è stato molto apprezzato tanto da essere stato ristampato. Come avete preso un tale successo?
Sicuramente non sapevamo che il primo lavoro arrivasse addirittura alla ristampa ed è stata una bella sorpresa anche per noi. Speriamo che il secondo raggiunga almeno i numeri del primo.
Un ringraziamento speciale va a tutti nostri balordi che ci seguono.
 
Parlateci del lavoro per questo nuovo album. È stato faticoso e quanto rispetto al primo?
Diciamo che è stato diverso perché nel caso di "Addio" era la prima volta che lavoravamo per fare un disco e sicuramente eravamo meno sciolti e maturi per un lavoro del genere; ora invece noi stessi notiamo un cambiamento abbastanza evidente sia nelle strumentali che nei testi.
Speriamo bene.
 
In attesa del disco vediamo un’immagine di un meteorite infuocato che sta per infrangersi sulla terra. Teorie maya a parte, è invece di buon auspicio per l’effetto che vorreste ottenere?
La fine del mondo è ormai uno dei temi principali di questo periodo e ci piace immaginare la nostra musica come un meteorite che precipita verso la terra.. non tutti i mali vengono per nuocere!