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Il Dittatore

"IL GRANDANGOLO NO!" recensioni cinematografiche a cura di Francesco Cusa: "Il Dittatore" (8,5) di "Larry Charles"
Cosa Cinema
Pubblicato il 02 luglio 2012 da Francesco Cusa
Il Dittatore
Sasha Baron Cohen non è trash. Sasha Baron Cohen non fa cinepanettoni. Sasha Baron Cohen non è un attore da avanspettacolo. Questa è la consueta semplificazione dei soliti tromboni della critica nostrana.
 
Sasha Baron Cohen è un grande attore e un sublime manipolatore. Assieme a Larry Charles ("Borat", "Religious" etc.), il nostro irriverente preferito qui confeziona un prodotto davvero estremo, che lascia il segno.
 
Ne "Il Dittatore" le gags, esilaranti, arrivano come pugni allo stomaco. Non si ride, ci si contorce. Sono spasmi quelli che Sasha Baron Cohen suscita nello spettatore: non c'è tempo per rilassarsi, per risistemarsi bene sulla poltrona. Nei suoi personaggi estremi si celebra la conclamazione del quotidiano in tutta la sua "bunuelliana" assurdità.
 
I riferimenti sono palesi, come in Chaplin, le caricature sovrascrittura sulla banalità della cronaca, sugli stilemi del "culturale", sulle false etiche da "salotto buono". Tutto è talmente esplicito da far risultare quasi vivida la pellicola, una sorta di accanimento terapeutico sulle cose, sui fatti e sui protagonisti della nostra attualità. I personaggi di Cohen e del film sono delle vere e proprie icone, maschere ambigue che trasudano verità polisemiche (la compagna vegana si scoprirà più dittatoriale dello stesso Haffaz Aladeen in tema di scelte comportamentali).
 
Il ribaltamento dei valori è pressoché totale: i dogmi dell'Occidente vengono totalmente rovesciati in un'orgia liberatoria collettiva. Il canovaccio dello spazio filmico è come imploso, accartocciato su se stesso, e l'ambientazione comica segue i frattali dell'autoscontro. Da "Il Dittatore" non si può fuggire dunque, giacché ogni cosa è in sè connotata e connotante, duale. Non c'è"scelta, né libero arbitrio nell'universo di questa pellicola, neanche nelle simpatie eventuali dello spettatore, che non possono non essere tutte che per Haffaz, oseremmo dire "totalitaristicamente".