"J.Edgar" di Clint Eastwood (voto 6,5)

"IL GRANDANGOLO NO!" Recensioni cinematografiche a cura di Francesco Cusa. Un discreto Clint, ma siamo distanti e pure molto dalla forza espressiva di "Gran Torino" o dal coinvolgimento emotivo di "MIllion Dollar".
Cosa Cinema
Pubblicato il 15 gennaio 2012 da Francesco Cusa
La storia di ‎J. Edgar Hoover, fobico, paranoide capo dell'FBI attraversa mezzo secolo di vicende statunitensi. Pregevole il gioco affabulatorio nei salti temporali, mai forzati o sconnessi, un tantinello sopra le righe il trucco del suo braccio destro, Tompson, davvero caricaturale.

Tuttavia il film risente di un affaticamento: a tratti vi è come un parallelismo tra le vicende di Hoover e quelle di Eastwood, verrebbe voglia di dire a entrambi di riposarsi.
 
Non basta la maturità e la prova di spessore di Di Caprio a dar fuoco alle scene "cult" del film: il bacio omosessuale con il suo braccio destro Tompson dopo la feroce lotta, il travestimento da "Psyco" che segue alla morte della Madre Sovrana. Vi è come un tratto opaco, una miopia che rende il tutto come sospeso, più che sfocato.

I dettagli saltano su come pupazzi a molla caricati male, in intermittenze poco preparate dal canovaccio.
 
La vicende americane, che nel film abbracciano ben otto presidenze USA, vengono narrate con veloci squarci e flashback, claustrofobicamente, per le ristrette mura e le scrivanie colme di fascicoli.

Ma alla fine tutto implode: la passione, il trauma, la tragedia, la psicosi e financo la morte, si offrono allo spettatore in un digrignare sordo di denti, di sudorazioni e mascelle serrate che paiono essere apogeo maxillo-facciale ad esclusivo appannaggio del Soggetto.

Quell'Hoover-Di Caprio che da solo può forse spingervi ad alzare le vostre stanche natiche dal divano di casa.